il compleanno di mia madre

Vivere con mia madre è come stare in un salotto insieme a tutte le donne più divertenti della TV. Ha l’appetito di Roseanne Barr, la tenerezza di Cindy Walsh, l’autorevolezza di Claire Robinson, la memoria di Supervicky, l’intuito di Jessica Fletcher, la passione della dottoressa Quinn, l’irriverenza di Zia Assunta, l’energia di Lorelei Gilmore. Ha l’abilità diplomatica di Maria de Filippi, il repertorio musicale di Loretta Goggi e le doti culinarie di Wilma de Angelis. Il biondo di Caterina Caselli e le tette di Sofia Loren.Downloads1

Mia madre non ha mai letto il mio diario, non si è mai candidata a rappresentante di classe e non amava andare ai colloqui con i professori. Ma quando si presentava, lasciava il segno. Rimproverata da qualche insegnante per il mio comportamento troppo vivace -precursore di un’indole diabolica e dannata- rispose: “Lo sappiamo anche noi, la ragazza ha lingua biforcuta. E comunque io preferisco così. Non gliel’han detto, che le figlie di Maria son le prime a darla via?”

Insomma, mia madre è praticamente perfetta. L’unico suo difetto è l’insistenza.

“Mamma, il 27 aprile è il tuo compleanno, che regalo vuoi?
“Nulla, grazie, sono a posto così”
“Ti andrebbe un libro?”
“Sei gentile, ma i pipponi che leggi tu mi fanno addormentare già dalla dedica”.
“Nemmeno una manicure? Un massaggio? Una piega?”
“Un viaggio a Lourdes, semmai. Anzi una cosa ci sarebbe…”
“Son tutta orecchie”
“E’ tanti anni che te lo chiedo…Indizi: pesa circa 3kg, costa un po’ ma dura per sempre”.
“Ah, ci sono, vuoi il Folletto!”
“No, cogliona, voglio un nipotino”

Linda, meglio che continui a ballare

Ho questo problema per cui non ricordo neppure un numero di telefono e non so rifare due volte la stessa strada. In compenso, conosco a memoria una quantità immane di canzoni pop, magari ascoltate di sfuggita in un centro commerciale nel 1994. Badate bene, spesso nemmeno mi piacciono: ma non posso fare a meno di registrarle da qualche parte del cervello. Ad esempio, su RTL l’altra mattina c’era Gigi d’Alessio ed io ho constatato che conoscevo perfettamente tutti i pezzi eseguiti, che ho peraltro arricchito di inflessioni dialettali, mimica e coreografie partenopee di mia invenzione, per il diletto di colleghi e passanti.

Questo mio problema torna utilissimo in caso di karaoke, feste, falò, lezioni di aerobica, gite in pullman, citazioni nazionalpopolari per biglietti di compleanno, ninna nanne per bambini affetti da ADD. Il risvolto della medaglia è che spesso non mi concentro sui testi e li ripeto pappagallescamente incurante del loro significato profondo, o assenza di. E’ il caso di “Balla Linda“, successo di Lucio Battisti che ho ascoltato attentamente solo due giorni fa. Come da manuale, ha generato la solita sequenza di reazioni emotive esagerate di cui si è già parlato e che possiamo descrivere come: “No ma tu sei lammerda, povera Linda, ma ti pare che la devi trattare come una mentecatta, che poi chi cazzo ti credi di essere, no ma Linda chiamami che studiamo insieme una canzone di replica del tipo “Strozzati stronzo”. Sarà una hit, vedrai, cerco l’email del fanclub ufficiale, è ora che questa storia finisca”.

Linda parte male: non è un granchè, in quanto non ha nemmeno gli occhi azzurri come quelli di un’altra. Evidentemente nel ’68 non ci si era ancora liberati dal mito stilnovistico dell’occhio azzurro bello bello bello, nonostante nel ’67 ci fosse chi già parlava di occhi grandi color di foglia e di brown eyed girl. Ma questi sono gusti, chi sono io per criticarli…

Comunque, l’altra, è bella sempre, Linda mica tanto. Sarà perché balla come un derviscio: io me la vedo sudata come l’addetta pulizie di una sauna, con il trucco che cola a rivoli e i capelli incollati alla faccia, che vorrebbe tanto fermarsi e farsi offrire un drink, che so, una Gazzosa, una Spuma, una di quelle bibite vintage che andavano tanto negli anni del Boom Economico. Forse vorrebbe scambiare due parole con lui, tipo come va, che hai fatto oggi, tesoro sei stanco ti faccio un massaggio. E invece no. Perché Linda non è nemmeno dolce quindi figuremose se le vogliamo lasciar fare un gesto carino, gratuito, femminile.

Secondo me Linda vorrebbe sedersi al tavolo, asciugarsi la faccia con un fazzolettino di cotone con le iniziali ricamate e chiedergli senti ma non è che ti andrebbe di parlare di noi, che sono mesi rido sempre e ballo come una forsennata. Sì, ok, limoniamo un po’ sotto il portone, ma tu mi piaci, ti trovo carino e vorrei sapere dove stiamo andando, se stiamo insieme, se ogni tanto posso telefonarti dal telefono pubblico che c’è al bar sotto casa. Sarebbe bello fare un giro al parco del Ticino sulla tua Vespa, che dici? Magari mio fratello mi presta la radio e potremmo ascoltare insieme il Cantagiro, ci saranno Caterina Caselli e i DikDik…E invece no. Perchè Linda non parla mai d’amore e non prende tutto quello che vuole.

Linda, in sintesi, non rompe i coglioni, si accontenta. Se lui la cerca, lei risponde e gli dà quel che può. Quel che riesce. Quel pochino che ha, fin dove arriva, ecco. Linda, ma devo spiegarti tutto? Dovresti simulare un po’ di disinteresse, del tipo guarda non so se il prossimo fine settimana vengo a ballare, sono in quei giorni lì, poi forse esco con mio fratello ed i suoi amici praticanti avvocati della Milano da Bere pieni di soldi, sai, andiamo al mare, che il Bernacca alla RAI ha detto che domenica è  bello. E invece no. Perché, in mezzo agli altri limiti, Linda non sa mentire mai, non millanta, non sa tirarsela.

Linda, scusa, ho cambiato idea. Sai cosa ti dico? Sei senza speranze, volevo tanto aiutarti ma lasciamo perdere le idee bellicose dell’inizio. Sei un caso disperato, Linda, meglio che torni a ballare.

Desktop25