tutta fumo e niente arrosto

Parole come “sapere” e “saper fare” vi sanno di stantio? Il miglioramento continuo, le lacune da colmare, la quotidiana lotta contro i limiti personali vi paiono concetti superati? Volete con poco sforzo assumere un’allure pretenziosa, acquisire un innato savoir faire mentre in realtà vi sentite degli inetti a vivere? Era da tempo che volevo scrivere il mio personale vademecum per venditori di fumo, ma solo ieri si è presentato il pungolo. Precisamente, il pungolo ha assunto la forma di un lettore di questo blog, il quale mi ha scritto in privato dicendomi che sono sostanzialmente una buona a nulla, che parla del nulla, ma “infiorettandolo”, che è l’unica cosa che ti viene bene. Quale migliore input.

CREATIVITA’. Il termine non indica “trovare soluzioni nuove a problemi vecchi” o “generare con le mani cose che prima non esistevano”, bensì “avere brillanti trovate con cui nascondere la vostra desolante povertà”. Ricordatevi: voi non siete squattrinati, bensì creativi. Quindi, se grondate lacrime passando davanti allo show-room di Lago ma purtroppo in tasca avete sì e no 20 euro, dovete occultare questo desiderio e fare finta che vi piaccia tantissimo usare mobili di recupero, cose originariamente nate per uno scopo ma forzosamente convertite ad altro. Ad esempio, una cassettiera fregata dal magazzino di un vecchio posto di lavoro diventa un mobile bagno. Un banchetto di scuola trovato vicino alla spazzatura diventa un angolo toilette in camera da letto. Facile no?Nuova cartella4

UN LOOK ACQUA E SAPONE. Il genere femminile gestisce e porta in sé la contraddizione, la dicotomia, l’antitesi. Purtroppo, essere carine fuori casa e sciatte tra le mura domestiche -per quanto prerogativa e principio fondatore di personaggi di successo quali Bridget Jones e Carrie Bradshaw- è una forma di bipolarità spiazzante e gravemente ingannevole. Quindi, se anche al ritorno dal lavoro vi sentite stanche come raccoglitrici di cotone dell’Alabama, non vi presenterete al naturale, ma assumerete un nude look. Vi toglierete dalla faccia il make up ormai decomposto, vi metterete una buona crema idratante e il correttore. Ma soprattutto, vi darete piccoli tocchi di questo prodottino qui, che vi darà un’aria sana, solare, tipica di quando ricevete  un complimento e vi sembra di sbarluccicare di felicità. Però, poi, non occultatelo in un armadietto! Abbandonatelo in bagno in mezzo ad altri oggetti rigorosamente inutili ma dal colore simile, così, con nonchalance, come se non costasse 28 euro per 13 ml.

occhio al codice colore, per favore.

occhio al codice colore, per cortesia.

Avete i capelli di Medusa ma siete ben consapevoli che è uno scempio lavarli per poi stare a casa tutta la sera? Vi fate uno chignon morbido, anzi shabby, come vi ho già spiegato qui.

SAPER CUCINARE. Questa è la mia specialità, come non mi vergogno di ammettere. Se anche voi desiderate fare colpo sui commensali, lo ribadisco, senza di fatto saper fare nulla, il segreto è confonderli. Perché estrarre dalla busta il salmone affumicato e schiaffarlo volgarmente su un piatto, quando puoi anche dargli quel vago sapor d’Ikea cospargendolo di aneto? Perché fare un banale tè nero quando puoi proporre agli ospiti bevande chiamate Rooibos o Masala Chai? Loro, spiazzati da queste parole, assaggeranno e si convinceranno che siete profondi conoscitori dell’argomento. Attrezzate la vostra cucina e, mentre preparate il dolce, lasciate sparse in giro oggetti come le formine metalliche per fare i biscotti o il setaccio per la farina, poco importa se non li state utilizzando per il dolce in questioneNuova cartella2

Dolce che, nel 90% dei casi, sarà  a base di yogurt greco (non lo yogurt normale, badate bene). Esso si combina con miele, marmellata, nutella, sciroppi colorati, frutta fresca/secca/essiccata, codine colorate, granella, muesli. Se volete raggiungere il livello pro, procuratevi una yogurtiera: ci mette 12 ore durante le quali voi vi dimenticherete della sua esistenza, ma poi potrete dire che “è fatto in casa”. Per la presentazione, vedi capitolo successivo.

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GUSTO PER IL DETTAGLIO. Questa è la più facile! Perché ci hanno educato fin da bambine a fare orribili torte di fango e involtini di foglie per poi impiattarli graziosamente nel servizio mignon delle bambole. A 20 anni di distanza, fate la stessa cosa sostituendo le altre stoviglie con dei bicchierini: qualsiasi cibo che in una fondina sembrerebbe la cena dei mangiatori di patate di Vang Gogh, collocato in un bicchierino di ceramica colorato diventa speciale. Cereali e legumi tristemente bolliti, il passato di verdura che sa di mensa delle elementari e ovviamente lui: lo yogurt greco con aggiunta di la-qualsiasi. Provare per credere, sarà tutto un fiorir di complimenti: che carino, che delicato, che leggero. In caso di picnic, i bicchierini saranno sostituiti da minivasetti ermetici, collocati in un cestino di vimini.Nuova cartella3

ESSERE INTERESSANTI. Alla definizione “interessante” contribuiscono solo marginalmente la vostra intelligenza e preparazione accademica, i vostri interessi professionali e personali. Qui ci sta soprattutto la vostra capacità di confezionare ed esprimere opinioni su cose che non sapete, film che non avete visto, libri che non avete letto, attraverso una tecnica chiamata mash-up intellettuale. Essa consiste nell’ascoltare dapprima molte campane -in disparte, in gran silenzio, lurkando sinistramente- e poi farne una sintesi prendendo qualche perla di saggezza qui e lì, sempre e comunque tralasciando di citare le fonti di ispirazione. E se non riuscite a riciclare contenuti e riflessioni faticosamente collezionati? Oppure, se vi siete creati un inestimabile patrimonio di opinioni e non vi sentite ascoltati da nessuno? Che si fa in quei casi? Molto semplice: si apre un blog. Buona settimana a tutti.

PS in inglese, tutto fumo e niente arrosto si dice “all hat and no trousers”. Me lo disse la mia professoressa di inglese del ginnasio quando si rese conto che la mia parlata fluente era frutto di innumerevoli pomeriggi passati a guardare MTV Say What cantando con una spazzola al posto del microfono, e certamente non ad una solida conoscenza della grammatica.

cosa mangiamo per cena

Amore, io lo so che sono bassa e non ho i capelli corti né rossi. Mi spiace averti sempre accolto in casa con l’eleganza di un’insegnante di yoga in pensione. Ammetto anche la mia manifesta inferiorità musicale, letteraria e cinematografica. Però, scusa, tutte le vecchie canzoni che conosco a memoria? Anche quelle di supernicchia, con autori e anni, che sembro Valentina di Sarabanda.

Ah, è vero che ti dà fastidio questo mio mangiare troppo voracemente, con l’espressione da profuga cecena, ma io davvero ho sempre fame di tutto! Troppa mamma, troppo papà, dici? Anche troppi amici, troppi rapporti, sto sempre attaccata al telefono a sentire/scrivere/dare opinioni. Hai ragione, sono poca ambiziosa, ma lo sai che il lavoro per me sono solo altre 8 ore per sentire/scrivere/dare opinioni.

Sono una pessima sportiva. Anzi, te lo confesso finalmente, quando mi sono incrinata la costola cadendo dallo snowboard non era per il ghiaccio: è perché stavo facendo la splendida. Però sono forte e porto sempre i pesi da sola. Hai veramente intenzione di tirare fuori ‘sto fatto che compro gli oggetti inutili? Ma dai, non sono così attaccata alle cose! L’altra volta mi hai rotto il vaso dei marshmallow ma io mica me la sono presa. Se vuoi, il gatto giapponese lo butto, figurati, anche se mi dispiace perché a suo modo mi fa compagnia. Tac, tac, tac, tac.

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Mi è venuta una idea, sai? Ci compriamo una casa gigante, così ognuno ha la sua stanzetta dove possiamo stare quando non abbiamo voglia di avere nessuno tra i piedi. Nella mia mettiamo il gatto giapponese, nella tua il decoder così quando vuoi guardare le Juve, bestemmiare e intossicarti di liquirizie Haribo srotolate non ti senti in soggezione davanti a me. Anche il tuo computer nuovo. Anzi, prima imparo a usarlo io, che sono più brava, e poi ti insegno i trucchi.

Ti lascio anche un bagno tutto per te, così puoi disseminare peli come Pollicino e pisciare a ramengo, senza che io debba ripassare con la spugnetta. Ti taglio i capelli una volta al mese, ho anche la mantellina originale Kérastase. Ok, va bene, niente mantellina.

Fumo solo sul balcone, sono d’accordo anche io. Smettere proprio? Mi pare tu ti stia allargando. D’inverno teniamo 23 gradi, che tu ti ammali per un nonnulla. Starò in maniche corte, che problema c’è. Sul condizionatore mi permetto di insistere, però.

Nel soggiorno ci mettiamo il mio divano e la fonovaligia. Che bei regali inutili che ti faccio, eh! Servirà una libreria gigante: io su quella non risparmierei, però. Niente Ikea, oltretutto come bricoleur facciamo pena.

Ci vuole una cucina bianca e grande così se vengono le mie amiche ci chiudiamo lì dentro. Magari ogni tanto ti cucino un dolce. Con le mele, senza cioccolato. Non attaccare con le paranoie che ingrassi, massimo una volta alla settimana. Quando voglio io, quando me la sento. Non ti chiederò mai cosa mangiamo per cena.

disdicevoli

Tutti abbiamo letto e comprato libri disdicevoli. Sono sicura che se andassi a casa di Baricco e mi mettessi a ravanare nella sua libreria -una Enzo Mari?- troverei anche lì dei titoli vergognosi, collocati ad arte ripiano più alto. Sono sicura che se una persona in visita gli chiede “Ale, ma cosa ci fa “Il grande Boh” di Jovanotti lassù?”, il nostro scuote i riccioli tutto imbarazzato e gli risponde “Figurati, mica l’h0 letto, me l’ha regalato il giardiniere un po’ di anni fa.”

Secondo me anche Paolo Giordano, nella sua libreria -una Billy Ikea?- ha almeno un libro di Fabio Volo, regalatogli da una fidanzata del liceo. Vi ho mai raccontato di quando abitavo nella mia casa vecchia e ho scoperto che Paolo Giordano sarebbe andato a vivere nell’appartamento a fianco, allora con la complicità del direttore lavori che gli seguiva la ristrutturazione sono andata a perlustrarlo? Non sono una stalker morbosa, volevo solo vedere se aveva scelto un pidocchioso parquet industriale come il mio, ecco. Sta di fatto che quando Paolo Giordano vi  si trasferì, decisi di accoglierlo con tutti i crismi, facendo una retromarcia delle mie e mancandolo per un pelo.

a ognuno la sua libreria

a ognuno la sua libreria

Quando voi-sapete-chi ha trovato nella mia libreria questi 2 imbarazzanti volumi, mi sono improvvisamente ricordata perché erano lì. Guarda caso, me li avevano proprio regalati.

GYNEPRAIO VS BLATTE. Il mio primo appartamento cittadino (quello vicino a Paolo Giordano) era stato oggetto di una rocambolesca ristrutturazione, per cui era disabitato da quasi 3 anni. Quando io ed il di-allora-fidanzato ci entrammo, in un bollente mese di giugno, feci la mia conoscenza con la blatta germanica. Nel mio sistema di valori, nell’intero regno animale solo la rana può superare una blatta in bruttezza, sporcizia e antipoeticità. Ho abitato fino a 25 anni in un comune dimenticato da Dio, in piena campagna. Ho anche vissuto un anno nella Pennsylvania Occidentale, dove la campagna è così campagna che l’essere più civilizzato sono gli Amish in carrozza. Ma non avevo mai visto una blatta: ho dovuto trasferirmi in piena città, in un ex opificio trasformato in appartamento, per apprezzarne la bellezza.

Erano tante, nere, di varie misure: avevano colonizzato l’appartamento e col buio uscivano. Quando accendevo la luce, era tutto un fuggi fuggi, un nascondersi negli anfratti, negli stipiti delle porte, dietro i mobili, sotto i tappeti. Pulii la casa da cima a fondo, sparsi una polvere comprata al Brico. Smisi anche di bere a cena per non dovermi alzare nottetempo a fare pipì e non disturbarle incontrarle. Alla fine dovetti desistere e chiamai la disinfestazione.

Quando il problema si risolse, mio padre mi comprò questo libro mettendomi un segnalibro in questa pagina.Documenti1

GYNEPRAIO GOES SELVAGGIA. Ogni 26 dicembre, in casa mia, si svolge la “Cena degli avanzi” in cui alcuni dei miei amici favoriti condividono i rimasugli dei pranzi Natalizi e si scambiano doni homemade, lettere, biglietti e oggetti di dubbio gusto, purché di scarso valore commerciale. Un anno, miracolosamente, avevo un ragazzo. Appena reclutato, non timido ma pur sempre collocato in un ambiente estraneo e in mezzo a gente che conosceva superficialmente. Me inclusa.

Chissà cosa pensò quando mi vide aprire il mio regalo mentre la mia amica mi batteva goliardiche manate sulla schiena “Vecchia porca, non si smette mai di imparare eh? Visto che bel regalo?”. Quando ero quasi riuscita a gettare il libro dietro il divano e a distrarre il ragazzo mormorando sconcerie nelle sue orecchie, lei ci interrompe e ci mostrò quella che secondo lei era la chicca dell’opera: “Vedi, lei spidocchia lui in segno d’amore, non lo trovi bellissimo?”. Il ragazzo durò poco, ma non era granchè.

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la vita di Adele

Sabato sera ho visto “La vita di Adele” di Abdellatif Kechiche, film vincitore della Palma d’Oro all’ultimo festival di Cannes. L’educazione sentimentale di una liceale di Lille che, scopertasi omosessuale, vive un’intensa relazione con Emma, artista di alcuni anni più grande. Non mi ero informata su nulla, perché ho passato il pomeriggio a cazzeggiare per non avere pregiudizi; in compenso, mi sono portata dietro la mia unica certezza- quella che non mi abbandona da anni- ovvero di non aver mai capito nulla dell’amore.

Per fortuna, in sala non ero la sola. Anche Adele non sa niente dell’amore. Inizia una relazione con una donna, più grande e smaliziata, diversa per background familiare e aspirazioni. Si abbandona, anche e soprattutto fisicamente, senza risparmiare niente di sé e per sé, nonostante un certo senso di inferiorità culturale. Segue e supporta la sua compagna nel suo percorso professionale, scegliendo una più dimessa carriera di maestra elementare e divenendo l’elemento femminile-materno della coppia. Si sente messa da parte, è anche infedele, ma vuole tornare nello stesso posto, a fianco ad Emma. Vive l’abbandono, segnato da un litigio di grande violenza verbale (l’occasione mi è stata gradita per fare esercizio di empatia lacrimale), in cui non si vergogna di confessare la propria incompiutezza ed il bisogno di essere essere accettata. Esponendosi a un sonoro rifiuto, prestando il fianco ai nontiamopiu e quinoncepostoperte.

litigio

esercizi di empatia lacrimale

Adele non sa niente dell’amore ma lo vive come se non fosse necessario sapere. Come se non si dovesse, all’esordio di una storia, essere guardinghi, proteggersi, preservare le energie per quando le circostanze lo meritino. Adele mangia se ha fame, e Cristo se mangia: le ostriche, gli spaghetti, il kebab, i dolci nascosti sotto il letto. Dice come la pensa, senza temere di sembrare ingenua o ignorante (Perché la chiamano “Accademia di Belle Arti”? Forse esistono anche le “Brutte arti”?). Si spettina di continuo, fuma con voluttà, è sempre pronta a baciare, ridere e far ridere -complice una bocca francesemente e perennemente semiaperta-. Dorme come un ghiro e piange rumorosamente, in pubblico, con il naso che cola. Le piace fare l’amore, tanto, sempre: nell’amplesso il suo corpo si trasfigura e diventa dorato, mentre Emma pare livida e blu.

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differenze cromatiche evidenti

Kechiche ha girato un film di 180 minuti, ma a me sono sembrati molti meno. L’unica cosa che richiama lo scorrere del tempo è la protagonista, che all’inizio della vicenda è al liceo e verso la fine ha 23 o 24 anni. Diventa più alta, più magra, più bella. Le sue fattezze si fanno adulte, le espressioni facciali composte, la camminata flessuosa.

Tutti gli altri, invece, stanno in una dimensione non meglio precisata. Si menziona Internet, la scuola in cui insegna Adele è arredata IKEA. Però ci si chiama al fisso e si lasciano messaggi in segreteria. Emma veste come me al ginnasio. I genitori di Adele cenano sotto una luce al neon che sa di anni ’80. Ad un certo punto parte un pezzo del 2011. Sembra di viaggiare nel tempo, con una valigia piena di problemi. L’amore, appunto.

momenti di trascurabile felicità n.3

1. Il rumore delle infradito sul vialetto che passando attraverso una pineta porta al mare. Non un mare qualsiasi, però

Villaggio turistico Costa del Turchese -Botricello (CZ), giugno 2013

Villaggio Costa del Turchese -Botricello (CZ), giugno 2013, photo by Patrizio Catizone

2. La prima pesca bianca dell’anno

3. I complimenti dei vecchietti, perché il loro candore (o la loro lussuria secondo i casi) vale doppio

4. Ritrovare oggetti che credevi perduti (purché non li abbia già ricomprati: altrimenti ricadiamo nei Momenti di memorabile aggressività)

5. Scoprire che oggetti caduti nel dimenticatoio possono farsi amare. E’ il caso di questo cuscino da viaggio by Decathlon inutilizzato per 2 anni e recentemente rivelatosi fedele compagno di lettura a bordo piscina (nonostante lo scherno delle mie accompagnatrici).

Cuscino gonfiabile Ultralight Quechua

Cuscino gonfiabile Ultralight Quechua, 5,95€

6. I post di www.dottoressadania.it

7. Quando mi dicono che sono abbronzata. Non vale come “sei dimagrita”, ma accade altrettanto di rado

8. Sogno di una pennica da 3 ore di mezz’estate (NB persiane accostate)

9. Scoprire che non sto saltando il pasto per autoimposizione o per eccesso di impegni, ma solo perchè  non ho fame. Mi fa sentire libera, ma accade 3 volte l’anno, tipo la sera del 25 dicembre

10. Arrivo del nuovo catalogo Ikea solo ed esclusivamente per LEGGERLO IN BAGNO perché tanto non compro mai niente

Direttamente dal mio mobiletto bagno

Direttamente dal mio mobiletto bagno

entropia

Entropia è quella cosa per cui non si riesce a rimettere il dentifricio nel tubo

È anche il principio che regola la gestione dello spazio nel mio appartamento. Al minimo accenno di disordine, acquisto mal riposto, kg accumulato, non ci si sta più.

Per chi non lo sapesse, per anni ho vissuto con un’altra persona in una casa con molto più spazio di quanto potessimo permetterci e riempire. La lasciai per una serie di motivi (non ultimo, aver perso per strada l’altro occupante: fu la prima volta che morirono le piante) e mi trasferii in una casa tipo questa.

Non sono accumulatrice, semplicemente rispetto e amo gli oggetti al pari delle persone. Ma poiché mia madre mi ha edotto a 4 anni sul fatto che “non ci chiamiamo Onassis”, si tratta di articoli di limitato valore ma dal rapidissimo turnover. Per ospitarli e non finire qui, ho elaborato degli escamotages.

SCARPE.  Non sono una virtuosa, ma ne ho molte. Ovviamente metto sempre le stesse 4 o 5 paia, specie d’estate che con 30 gradi è subito mal di piedi e di vivere. Mi sono procurata all’Ikea le scatole semitrasparenti. Ho anche una scarpiera sul balcone, ma siccome all’idea delle calzature all’addiaccio mi si stringe il cuore, ci ho messo la differenziata.

viste di alcune ante di armadio, con effetto "foto di famiglia di The Others"

Ante di armadio, con effetto “foto di famiglia di The Others”

CINTURE E COLLANT. Ho allestito un ospizio verticale per i collant, il cui ingombro è ridotto ad un involtino primavera sufficiente a vederne il colore. Idem per le cinture, di cui ero fan ma che, con il progressivo allargarsi del mio punto vita, sono state declassate a mero strumento di piacere. Un’amica mi ha chiesto come sono questi contenitori ed io dico: sì, promuoviamoli e soprattutto sdoganiamoli dal triste reparto “arredo bagno” in cui i merchandisers Ikea sono soliti relegarli.

Non aprite quella porta

Non aprite quella porta

LIBRI. Se non volete riempirvi di mensole né potete permettervi questa, trovate su Ebay una soluzione cheap che si allestisce a mani nude. Un quesito ricorrente di chi la vede è “Ma scusa, estraendo un libro alla base, non crolla tutta la pila?”. Ed io a rassicurarli, che lo staff di Sintesi ha previsto delle sottilissime mensole automontanti. Poiché questa domanda mi è stata posta, a distanza di 3 giorni, da un laureato in astrofisica e dalla portinaia, deduco che le parodie di Crozza hanno ormai  compromesso la reputazione  di designer  e architetti presso tutti  gli strati della società.

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BIJOUX.  Andate dalla vostra prozia con i baffi e chiedetele dove tiene il set da cucito: le scatole salteranno fuori come funghi.

regali di amica speciale e nonna "speciale"

Regali di amica speciale e nonna “speciale”

Gli orecchini hanno trovato casa qui, grazie allo staff di Bin Fait (dial. piem. = ben fatto). Sono degli artigiani torinesi che trasformano vecchie cornici in porta orecchini, aggiungendo una retina ed elementi decorativi on demand. Li trovate nei mercati dell’artigianato,  qui oppure su Etsy. Ovviamente ne volevo uno con gli uccelli ma poi era davvero troppo ho comprato questo. Chiedete e faranno ciò che volete

Earring Organizer by Bin Fait modello “da preparare

Earring Organizer by Bin Fait modello “Linda”

VIVERI.  Poiché la stragrande maggioranza dei pack mi fa schifo, mi sono convertita ai  barattoli, che per carenza di spazio stanno sopra la cappa. Ogni volta che mi serve qualcosa nelle retrovie, salgo su una sedia in bilico sui fornelli accesi rischiando che la tuta in triacetato prenda fuoco, ma che volete, amo vivere pericolosamente.

robe di cappa

robe di cappa

PS. Al censimento mancano le borse, che tengo in orribili contenitori a rotelle sotto il letto. Siccome mi vergogno, e ne soffro, non ne voglio parlare e vi prego di non fare domande

le piante stanno di nuovo morendo

Non è rilevante che sul mio pianerottolo ci siano la temperatura e la luce perfette. Non conta nulla che ogni venerdì mani amorevoli le nutrano con acqua e fertilizzante del Brico. Le piante stanno morendo.

Proprio come in quel novembre di due anni fa, quando l’altro occupante se ne andò e rimanemmo solo loro ed io. Forse non ero la roommate migliore della città, pasteggiavo a olive&parmigiano in pigiama (io, non le olive), le sottoponevo continuamente a playlist degli Smiths e tv spazzatura. Tuttavia la presi un po’ come un altro abbandono e mi risentii un po’. Brutte ingrate, vi forse fatto mancare l’acqua filtrata con la Brita? Dracaena, ti ho pure messo le supposte contro i parassiti, cos’è quel tronco secco? E tu, Spatiphillus, dopo che ti ho riscattato dall’Ikea e tagliato le foglioline imbruttite con la forbicina delle unghie, mi ti afflosci a tradimento. Ragazze, non si fa così! Siamo o non siamo una famiglia? Quante ne abbiamo passate insieme qui dentro? Le tavolate di 30 persone, le domeniche pomeriggio in giardino, le serate di Lost? Come motivatrice dovevo essere pessima perché son crepate tutte, una alla volta.

Qualche mese dopo avevo elaborato i lutti, casa nuova, vita nuova, piante nuove. Vi ho scelte e comprate, messe in quei bei vasi bianchi che fanno tanto Martha’s Vineyard. Ho anche mandato una lettera all’amministratore per chiedere una deroga al regolamento condominiale, per tenervi tutte insieme sul pianerottolo e non ammorbarvi con il fumo delle sigarette.

Non potete essere gelose per quella volta che ho comprato dei fiori recisi da mettere in tavola, non potete risentirvi per quelle 3 settimane di vacanze che mi concedo ad agosto, lo sapete che torno e magari ho dei regali, come quella volta che vi ho comprato le lavagnette per farci sopra i disegnini.

Come Eravamo

Come Eravamo

Non lasciamoci andare, ragazze. Dobbiamo stare insieme nelle difficoltà, gestire gli alti e bassi, perdonare le nostre debolezze e imparare ad essere felici lo stesso. Non siate stronze, non fate come l’amore che è arrivato, sembrava volesse stare e poi se n’è andato.