il compleanno di mia madre

Vivere con mia madre è come stare in un salotto insieme a tutte le donne più divertenti della TV. Ha l’appetito di Roseanne Barr, la tenerezza di Cindy Walsh, l’autorevolezza di Claire Robinson, la memoria di Supervicky, l’intuito di Jessica Fletcher, la passione della dottoressa Quinn, l’irriverenza di Zia Assunta, l’energia di Lorelei Gilmore. Ha l’abilità diplomatica di Maria de Filippi, il repertorio musicale di Loretta Goggi e le doti culinarie di Wilma de Angelis. Il biondo di Caterina Caselli e le tette di Sofia Loren.Downloads1

Mia madre non ha mai letto il mio diario, non si è mai candidata a rappresentante di classe e non amava andare ai colloqui con i professori. Ma quando si presentava, lasciava il segno. Rimproverata da qualche insegnante per il mio comportamento troppo vivace -precursore di un’indole diabolica e dannata- rispose: “Lo sappiamo anche noi, la ragazza ha lingua biforcuta. E comunque io preferisco così. Non gliel’han detto, che le figlie di Maria son le prime a darla via?”

Insomma, mia madre è praticamente perfetta. L’unico suo difetto è l’insistenza.

“Mamma, il 27 aprile è il tuo compleanno, che regalo vuoi?
“Nulla, grazie, sono a posto così”
“Ti andrebbe un libro?”
“Sei gentile, ma i pipponi che leggi tu mi fanno addormentare già dalla dedica”.
“Nemmeno una manicure? Un massaggio? Una piega?”
“Un viaggio a Lourdes, semmai. Anzi una cosa ci sarebbe…”
“Son tutta orecchie”
“E’ tanti anni che te lo chiedo…Indizi: pesa circa 3kg, costa un po’ ma dura per sempre”.
“Ah, ci sono, vuoi il Folletto!”
“No, cogliona, voglio un nipotino”

io voglio fare il bambino

Mercoledì sono uscita con la triade della genitorialità, la sacra corona unita del ventre rigonfio, la mommy mafia: una mamma consolidata, una neomamma, una gestante avanzata. A completare la climax discendente, ovviamente io, senza bambini né velleità procreative.

La mia posizione sulla maternità è un po’ la stessa che assumo dinanzi al cinema neorealista, alle canzoni di Bugo, alle performance di Marina Abramovic, alla lista Tsipras. Intuisco che c’è un fondo positivo, ma non è alla mia portata. Sento storie paurose che mi portano a sospendere il giudizio sul mestiere di genitore.

Ma non su quello del figlio. Signori, essere bambini nel 2014 è una figata.

Tanto per cominciare, a che età siete andati in gita voi? Io, forse, sono stata portata al Museo della Montagna in prima elementare. È giusto che sappiate che adesso prendono i bambini del nido, cioè sotto i 12 mesi, li mettono su un minivan, li imbragano come la paracadutista di Nuvenia Pocket e li portano a fare quelle cose tipo psicoelettrofisiosteomotricità.

Immaginatevi poi che vostra madre, invece di ammorbarvi con una vellutata di carote fluorescente e senza sale, pratichi l’autosvezzamento e vi dia la possibilità di sbocconcellare liberamente la pasta, la carne, le verdure, le patatine fritte, la caponata, le cozze gratinate che ci sono nel suo piatto. Cioè che vi faccia assaggiare liberamente i gusti e le consistenze di tutti gli alimenti, solo puntando sul fatto che siete curiosi e pronti ad imitare gli adulti. Ma soprattutto, che ve lo faccia fare con le mani. Ripeto: mangiare qualsiasi cosa. Se e solo se ti ispira. Con le mani.

Pare che abbiano inventato dei luoghi ameni chiamati ludoteche. Non una scuola materna come quella in cui andavo io, dove c’erano dei giochi dell’era craxiana e si faceva il sonnellino su brandine da militari. No! La ludoteca è un luogo dove si sta poche ore al giorno, infarcito di giochi educativi di tutti i tipi. Ma soprattutto dove non si portano le scarpe ma ogni bambino iscritto lascia le sue personali pantofoline (o calzini antiscivolo, ognuno ha i suoi gusti). Io mi sto sforzando di pensare ad un luogo più bello di quello in cui ci sono tanti giochi e al cui ingresso ci sono le mie babbucce, e no, non ci riesco proprio. Un luogo in cui i compagni e le compagne hanno nomi magnifici ed evocativi come Zeno, Nina, Orlando, Anita,  Gioele, Margherita, Enea, Bianca, Viola, Azzurra. Mica come la mia classe, dove il massimo dell’originalità era una che si chiamava Sue Ellen come quella di Dallas.

I bambini nel 2014, quando nascono, trovano ad aspettarli delle case bellissime. Ci sono culle piene di pizzi e trine, tendoni del circo colorato sotto il quale possono giocare, muri decorati con stickers di conigli (ma anche maiali, scimmie, ranocchi, bradipi, koala, pony, pulcini, varani, farfalle, pavoni) libri pop-up, kit per fare le collane, piccole stoviglie per cucinare vere torte, altro che i frisbee incommestibili cotti sotto la lampadina del dolce forno Harbert. Hanno audiolibri per conciliare il sonno, dove si raccontano fiabe rilassanti con protagonisti rassicuranti, non come il gatto Gobbolino, ascoltando la quale si son cagati addosso tutti i bambini nati nei primi anni ‘80.

chissà perchè la mia generazione ha paura anche della sua ombra

chissà perchè la mia generazione ha paura anche della sua ombra

Ricapitolando, se sei bambino ti alzi al mattino e vai in ludoteca dove all’ingresso trovi le tue personali babbucce. Giochi a volontà, poi pranzi prelevando con le mani pezzetti di cibo a tuo piacimento dal piatto di mamma. Nel pomeriggio ti mettono sul minibus e vai a far ginnastica. La sera torni a casa, ceni sempre col solito metodo allungamani, quindi ascolti una audiofiaba rilassante e ti addormenti in un tripudio di bestiole che ti osservano dalle pareti.

Io non voglio fare il genitore. Io voglio fare il bambino.

PS Ero così eccitata all’idea di fare la bambina che per placarmi ho dovuto fare una board di Pinterest.