I matrimoni

Due volte mi è stato chiesto di scrivere contenuti on demand. La prima volta, la mia amica F.B. mi suggerì di raccontare di quando finii a ballare sotto la doccia avvinghiata con dei danesi seminudi, nel bel mezzo dello schiuma party più infoiato della Costa Brava. La seconda volta, la mia amica F.P. mi ha domandato di scrivere di matrimoni. E anche se la storia dei Vichinghi è più succosa, ho pensato che fosse meglio parlare di sposalizi.

LE RADICI SONO IMPORTANTI. In casa mia il culto della cerimonia, come qualsiasi altro culto, non c’è. Infatti i miei genitori si sono sposati in comune, con 20 invitati; un testimone fu trattenuto in caserma quindi reclutarono un volontario a caso tra i parenti. Mia madre portava un pellicciotto (da me ereditato e ampiamente sfruttato), mio padre un completo di velluto a coste marrone, che sembrava dovesse andare in CGIL per aprire una vertenza. Ovviamente pioveva, anche perché era novembre. In famiglia, siamo quattro gatti e non si sposa praticamente nessuno (e comunque si tratta sempre di decisioni molto meditate: per dire, il mio prozio buonanima si è sposato nel 2009 a 75 anni). Con questa eredità famigliare, un’allergia ai matrimoni sarebbe pienamente giustificata. E invece, cara F.P., io LI AMO. Sono stata a matrimoni sobriamente chic, altri dignitosamente semplici, altri costosamente tamarri, ricavandone una sola e grande conclusione: i matrimoni sono una figata.

NON PIGLIARE NULLA SUL SERIO – ECCETTO IL MENU. Partiamo dagli aspetti puramente materiali: la possibilità di mangiare e bere a dismisura. Amica, ormai lamentarsi del menù è out! Sono finiti i tempi che “ai matrimoni non si mangia bene”: l’aperitivo ormai è preponderante rispetto al pasto. Il catering è diventato una scienza esatta: avranno imparato a conservare e scaldare meglio le pietanze? Avranno migliorato la scelta degli ingredienti? Oppure si sono fatti furbi e hanno capito che il crudo Serrano al coltello e la forma di Parmigiano Reggiano da scavare fanno più figo e impegnano meno delle tartine stantie? Tutto questo per dirti di non disperare: mangerai e berrai bene. Se saprai rimuovere le foglioline di pongo zuccherato à la Buddy-Valastro, probabilmente anche la torta ti darà delle soddisfazioni. Ti auguro anche che ci sia il buffet dei bonbon: all’ultimo matrimonio cui ho presenziato c’era una stanza piena di confetti millegusti in delicati colori pastello. Ho mostrato predilezione per quelli alla mela verde e li ho praticamente finiti.

FACCIO DELLE FOTO A ME STESSA: VUOI VEDERLE? Poi, potrai comprarti un abito e degli accessori ad hoc. E se sarai lungimirante potrai serenamente riciclarli in altre occasioni, come presentazione di lavoro, battesimi, comunioni e soprattutto altri matrimoni. Basta accertarsi che non sia presente la coppia al cui matrimonio hai già indossato l’abito. Può darsi che per allora si siano già lasciati, sai che la sorte è beffarda e pure un po’ zoccola. Io, ad esempio, con tre abiti da cerimonia Max Mara vado dignitosamente avanti da 5 anni. Ma non divaghiamo dalla questione più importante: in occasione di un matrimonio si può andare dal parrucchiere e farsi fare gli styling disneyani. tumblr_mfx9nwt3TX1ril46zo1_1280

Nella mia lingua, questo significa #selfie #decinediselfie #centinaiadiselfie!!! E se proprio non sai cosa metterti -anche se sei bella come il sole e tutto ti dona, cara F.P.- ti consiglio questi 3 articoli (1, 2, 3) scritti da una persona sicuramente più preparata di me e probabilmente anche disponibile a darti un parere via email se vuoi sottoporle la tua idea.

TRENINI BELLISSIMI, CHE NON VANNO DA NESSUNA PARTE. Vuoi mettere il divertimento? Se, come solitamente accade, saranno invitati dei tuoi amici e amiche, siederete allo stesso tavolo. Riderete molto. Commenterete gli outfit delle invitate dell’altro tavolo. Tutti i comportamenti riprovevoli, tipo intonare “Perché è un bravo ragazzo” battendo le mani sul tavolo, deflagrare a terra 3 calici in cristallo di Boemia con un solo movimento del gomito (questa è mia), ingaggiare foodfight con le olive all’ascolana del buffet, durante un matrimonio sono genericamente etichettati come “ragazzate”. Potrete ubriacarvi, ridere sguaiatamente al suono di meu amigo Charlie Brown, dale a tu cuerpo allegria Macarena, a far l’amore comincia tu, muove la colita Mamita Rica. Fare trenini bellissimi perchè non vanno da nessuna parte e far rimbalzare in aria la zia nana dello sposo.

DIAMO SEMPRE IL MEGLIO DI NOI AGLI SCONOSCIUTI. Se poi non ti bastano gli amici, ci sono anche gli sconosciuti. Che magnifica serendipità si crea ai matrimoni! C’è chi trova lavoro, chi si fidanza, chi limona tantissimo. Io, ad esempio, all’ultimo matrimonio cui sono stata avevo le dita annerite perché avevo fatto la marmellata con voi-sapete-chi. Raccontando a due invitate (che ovviamente non conoscevo) la storia della marmellata, e tutto quello che ci stava dietro, ho deciso come volevo fosse la mia vita. Se non fossi andata a quel matrimonio, a quest’ora le cose sarebbero diverse. E sicuramente conoscerei due belle persone in meno (ciao ragazze, grazie, scusate ancora se vi ho ammorbato).

LE COSE CHE NON MI VA DI FARE. Non ti ho convinta, F.P.? Dici che al matrimonio cui andrai tu non ci si diverte? Che non ci sono i tuoi amici? Che ti sei trovata invischiata ma che non te ne importa nulla? Che non ti va di spendere soldi per comprare un vestito nuovo per una coppia che non sopporti? Allora non andarci, amica. Credimi, né io né te siamo Jep Gambardella: la tua assenza non farà fallire la festa. Anche se non abbiamo 65 anni, non possiamo più perdere tempo a fare cose che non ci va di fare. Basterà comprare un regalo.

Ecco cosa stavo scordando. Il regalo. E’ un falso problema. devi semplicemente scegliere dalla lista nozze. Siccome mi fa tristezza regalare la Vaporella alla gente che si sposa, io destino il mio budget al viaggio di nozze. La coscienza è felice: il mio denaro non finanzierà una fobia igienista bensì una parentesi rosa durante la quale gli sposi copuleranno come ricci e sorseggeranno drink con l’ombrellino dinanzi ad un tramonto tropicale. Pensa, una coppia di miei amici ha preso così alla lettera questo input che son tornati già incinti dalle Hawaii (ciao ragazzi, siete meravigliosi). Se nella lista non c’è nulla che ti aggrada, puoi sempre infilare il tuo denaro in una busta: gli sposi se ne faranno una ragione. Oppure scegliere un oggetto di valore, ma occhio! Il concetto di valore è molto opinabile: ho visto regalare una Madonna con Bambino dipinta ad olio da uno zio che insegna pittura all’Università della Terza Età. Fossi in te, mi butterei su un completo da letto in lino di Frette. Ma nel dubbio, puoi sempre regalare agli sposi questo film, cui sono ispirati i titoli dei paragrafi, e molti miei recenti pensieri.

e compratevelo, su

e compratevelo, su

gareggiate nello stimarvi a vicenda

(Per gli interessati, la playlist è in fondo a destra come il bagno.) Il matrimonio è come il maiale: non si butta via niente. Ma io non mi riferisco al matrimonio in quanto contratto! Parlo del colorito ricevimento che suole seguire la cerimonia e che -complice qualche bicchiere di troppo, nonostante i buoni propositi– diventa occasione di scoperta.

E no, non alludo a quelle leggende metropolitane in cui a funerali&matrimoni nascono mille storie d’amore. Mi riferisco alle interessanti dinamiche che scaturiscono dalla combinazione di persone attorno ad uno stesso tavolo -di solito assemblato con logiche cabalistiche – che diventano conversazioni, poi confessioni, dopo comizi, quindi riflessioni e infine post.

Prendi un dato di fatto, cioè che tantissime persone hanno tantissimo da dire e da dare. Aggiungi il libero arbitrio, per cui ognuno può scegliere la sua rete di rapporti e dare ad essi una impronta originale, creando amicizie bellissime, fatte di fiducia e reciprocità. Ma poi, ci si impantana sempre in relazioni amorose con persone deprecabili, dalle quali si accettano parole e gesti da far tremare le vene e i polsi, che mai perdoneremmo ad un amico o a un familiare.

Per poi ritrovarsi, a rapporto incompiuto finito, in una stanza dove tutto è attutito, una sorta di hammam in cui fa caldo, c’è umido, vedi appannato e il rumore di fondo dell’acqua che scorre copre tutto. Splash, splash, splash, schizzi di disperazione. Blub, blub, blub, idromassaggio di cattivi pensieri. Gratt, gratt, gratt, scrub di fastidio.

Io credo che se chiedessimo ai nostri amanti lo stessa soglia di stima che ci aspettiamo dai nostri amici, non riusciremmo a guardarli negli occhi e in quell’hammam non ci entreremmo mai. Perché la risposta alla domanda-spartiacque “Da un mio amico lo accetterei?” sarebbe quasi sempre NO.

PS Paolo, lo so che con questa frase -acutamente citata da una commensale e da me riciclata con blasfema sicumera- tu volevi esortare alla fratellanza i membri delle prime comunità cristiane. Non prenderla a male, considerala la mia personale illuminazione sulla via di Damasco.

la volpe e l’uva

Quando ho detto a mia madre che sabato avrei fatto la marmellata di uva fragola insieme al non-più-innamorato, ho ricevuto questo feedback. Quindi, se sono così, non è tutta colpa mia.

mamma

Brava, già che c’eri perché non hai fatto la salsa con Satana? O il limoncello con Priebke? Non intendo sfruttare la mia medaglia d’argento ai campionati regionali di arrampicata sui vetri e tirare fuori una storiella sul fatto che siamo in buoni rapporti, che me l’ha chiesto a titolo di favore e siccome io sono gentile ho accettato di investire l’unico giorno libero della settimana -dedicabile al mare magnum di incombenze altrimenti noto come cazzi miei- alla preparazione di una calorica marmellata che mi farà ingrassare e resterà nella dispensa a ricordarmi un amore che non c’è più.

Preferisco la verità, cioè che avevo voglia di fare qualche cosa con lui. Lo so che sarebbe stato meglio fare dei progetti, fare una famiglia, o quanto meno fare un viaggio, ma come sapete io ci ho provato e non è andata a buon fine. In mancanza di cavalli, trottano anche gli asini e mi sono piegata all’opzione marmellata visto che ci si trovava fortuitamente in possesso di 10 kg di uva fragola, spontaneamente ed inspiegabilmente cresciuta in un interno cortile di Torino centro. Trovate qui la ricetta che è stata seguita, già collaudata ed estremamente facile.

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Ho sempre guardato con grande ammirazione quelle coppie che fanno, misurandosi in operazioni che richiedono pazienza, cooperazione, tolleranza. Noi ci si vedeva, si parlava, si “stava” ma spesso non si faceva. Ho pensato fosse una bella occasione per verificare se eravamo incompatibili; mi sono detta “Dai, che se ti va bene a fine giornata avrai aggiunto alla già nutrita lista di difetti conclamati qualche nuova riga, e ti disinnamori definitivamente.” E invece.

Tutto assolutamente benissimo. Ritmi e umori identici, tranquillità, compensazione. Mentre facevo lavori ripetitivi e manuali, la nostra vita si è materializzata, anzi marmellatizzata. In quella casseruola, a bollire, c’erano i silenzi, i film, le parole, gli amici, i libri, i baci, i sorrisi, i rifiuti, le piadine, i complimenti, i grazie, le passeggiate, le lettere, i regali, gli schiaffi, i ciao, i viaggi, gli addio, i baci, i no, i perché, il pianto, il muro, le partite, le notti, i risvegli, i chewing-gum, le lacrime, le foto, i viaggi. Un calderone di accaduti, accadituri e accadendi, passato al setaccio, ricompattato e travasato in vasi di vetro. Poi regalato ad amici e sconosciuti, i quali diranno che “è un po’ liquida ma per fare la crostata va bene”.

Sarebbe bello dire che non me ne importa niente, che è solo una stupida marmellata. Ma sarebbe una boutade esopica, visto che l’uva non era affatto acerba né io mi sono dimostrata una volpe.

PS Ci sono 2 motivi per cui vi sconsiglio di fare questa marmellata il giorno prima di un matrimonio. In primis perché, nonostante tutti gli sforzi di essere chic, avrete delle unghie nere da operaio metalmeccanico addetto al tornio.Inoltre, se come me finite in un castello magico, tra amici affettuosi e due sposi innamorati, esiste il rischio che vi venga una insana voglia di maritarvi.

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