cara dea della condivisione

Cara dea della condivisione, ho pensato che fosse arrivata l’ora di scrivere anche a te. Riconosco di averti volutamente malcagata per anni, per prostrarmi su ben altri altari. In primis,  il gran dio dei cazzi propri, virile divinità misteriosa che tutto può e dalla quale ci si rifugia quando non c’è nessun altro da implorare. Lo ammetto, è un tipo individualista ma in molti casi ha saputo esaudire i miei desideri. Dea della condivisione, hai poco da fare quella faccia da disappunto&delusione. Non si sputa sui desideri degli altri. Anche su un buco di casa che sembra la pagina Pinterest di Lindsay Lohan, governata da un severo principio di entropia: se compro un paio di scarpe deve uscire una pentola, se compro una pianta deve uscire il portaombrelli, se compro un tavolino devo uscire io.Desktop32

Neanche su un go-kart rosso erroneamente immatricolato come autovettura, che mi ha costretta a impietose cernite degli amici: sei basso e magro, va bene entra pure. Sei basso e grasso, entri ma non respiri. Sei alto e magro, entri ma ti sdrai dietro. Sei alto e grasso, ti chiamo un taxi, ciao.

Oppure certe serata pigre e polverose in casa, a fumare sul divano e guardare serial televisivi da signorina. Una raccomandabile dieta composta di sole schifezze. L’ascolto indefesso e reiterato di musica trash. Certe playlist disdicevoli che Dio benedica l’opzione sessione privata di Spotify. “My Favorite things” facendo colazione, “La notte vola” per il make-up, “In fondo al mar” in doccia.Desktop36

Viaggi  lunghi, low budget, mezzi pubblici e soprattutto miliardi di fermenti lattici. Cene, brunch, feste, aggiungi un posto in tavola che c’è un amico in più se sposti un po’ la seggiola, il tavolino, il divano, il portaombrelli, la pianta stai comodo anche tu.Desktop34

Abitudini domestiche, cause necessarie e sufficienti per immediato TSO. Girare per casa 2 ore con i capelli impastati di impacchi nutrienti e maleodoranti, alzarmi all’alba per andare in piscina mezza addormentata così non si sente la fatica (???), estrarre tutte le scarpe per il rilassante rito della lucidatura. Fare il letto con 8 cuscini, non uno di più e non uno di meno. Salutare sempre con ossequiosa riverenza il gatto giapponese, se no si offende. Fissare la sveglia alle 06:06 oppure alle 07:07 perché la doppia ora stimola gli eventi sincronistici e provateci voi miscredenti a dire il contrario.Desktop35

Si vede che  devo averla puntata bene quella sveglia, perché sono successe cose, sollevati dubbi, dette parole, fatte domande, accettate proposte. Niente, cara dea della condivisione, sono qui a chiederti aiuto perché al gran dio dei cazzi propri non ho più granchè da dire. Tra l’altro, mi han riferito che non accetta più supplicanti con un anello sbarluccicante al dito.

PS Cara dea della condivisione, se vedi la dea della convivenza, potresti riferirle un messaggio da parte mia? Che io nel 2008 le avevo mandato una raccomandata e mi rispose, grazie mille gentilissima, ma trovai il suo atteggiamento un po’ formale. Ripensandoci, non avevo bisogno di tutta quella burocrazia e avrei preferito qualche suggerimento amichevole. Dille di non risentirsi se stavolta ho preferito scrivere a te; me l’ha consigliato Pinocchio non c’è più, dice che con te si è trovato bene.

cambiare errore

I grandi idealisti mi suscitano un mix di stima, invidia e tenerezza che mi fa sciogliere. Davvero, io se potessi riavvolgere il tempo inviterei Hegel, Gandhi e Che Guevara a casa mia, preparerei una cenetta coi fiocchi (magari senza vacca che il Mahatma si risente), metterei su una playlist di Spotify fatta da me (titolo: “Changing the world”) e farei a ognuno un bel trattamento di riflessologia plantare. Poi li manderei a casa dicendogli tranquilli ragazzi, non ringraziatemi nemmeno, macché ricambiare, ci mancherebbe, ve lo siete strameritato. Se poi con il Che scattasse  qualcosina non mi tirerei indietro, che un limone di cortesia non si nega a nessuno.

già pronto l'invito

C’ho già pronto l’invito

Io sono una piccola sognatrice, niente tessere di partito, vado bene per le rivoluzioni di pianerottolo: ecco, sono l’idealista della porta accanto. Mi commuovono i piccoli gesti di bontà, le manifestazioni di nobiltà in coda al semaforo (anzi, alla fermata del tram, perché da quando ho distrutto l’auto ho rivisto un po’ le mie abitudini).

Tu che mi guardi con questa espressione, non sono Pollyanna e ho già avuto il piacere di assaporare la bruttezza del genere umano. Non è questa la sede per parlarne, ma oltre agli ormai noti appuntamenti mancati, piante morenti e corna spudorate, annovero datori di lavoro che mi hanno scaricata come un sacchetto dell’organico e amici scomparsi nel momento del bisogno.

Tuttavia io non riesco a pensare che non ci si possa redimere, che una volta commesso un errore non si possa tornare sui propri passi e semplicemente agire in modo diverso. Che crimine contro l’umanità, negare ad un consimile l’opportunità di dimostrarsi diverso.

Non parlo di perdonare. Il perdono è per i grandi, anche se credo che con il tempo si possa apprendere a ridimensionare un po’ le onte di media taglia, o quelle vecchie come le balle dell’orso (mia madre dice così, che iconografia silvestre!), che uno non si ricorda neanche chi ha fatto cosa a chi. Capisco che un perseguitato politico, la vittima di una violenza fisica, la madre di un desaparecido non se la senta. E’ perfino normale che non si riesca a perdonare se stessi per aver tradito un amico o l’amata. E’ dura perdonare quando l’altro ce lo chiede o addirittura se lo merita, figuriamoci quando è un verme che dovrebbe morire gonfio così.

Io parlo di quella tendenza a considerare ormai “perduta” una persona solo per un errore commesso, condannata a reiterarlo a oltranza senza possibilità di riconsiderare la propria posizione, mettersi una mano sulla coscienza o banalmente prendersi le palle in mano. Io credo che sia pieno il mondo di esempi positivi in questo senso. Cattivi mariti redentisi con la seconda moglie, libertini convertiti per amore alla monogamia, pessimi studenti divenuti luminari, tossicodipendenti guariti e integrati, deboli che hanno sviluppato risorse per difendersi.

Peggio di questo, c’è solo la mancanza di rispetto verso se stessi. Che pena, darsi per spacciati e nascondersi dietro i sonfattocosì, senza regalarsi l’opportunità di essere una persona non dico migliore (che quello è troppo ed è pure opinabile): dico solo diversa. Visto che degli errori cadremo comunque vittima, concediamoci almeno il lusso di cambiare errore.

PS All’idea che in qualche stanza di questa città ci sia qualcuno che dica di me “Sai com’è, andrà a finire nel solito modo, lei fa sempre così” mi passa il sonno. Non fatemelo ‘sto torto, piuttosto dite che mi vesto male così almeno se lo vengo a sapere prima vi ammazzo verbalmente e poi ballo la tarantella sul vostro cadavere.